I tempi stringono e la riforma del lavoro, attesa come la più audace mai vista in italia, si avvicina sempre di più. la ministra elsa fornero, con la continua supervisione del pesidente monti, ha già detto che mancano ormai 10 giorni per l’intesa con i sindacati. ma se l’intesa non ci sarà, si andrà avanti lo stesso

ecco i 4 punti principali della futura riforma

1. un punto fermo della riforma sarà il periodo di transizione: non tutte le norme entreranno in vigore per tutti allo stesso modo e all’incirca si completerà nel 2015

2. riordino dei contratti. oggi esistono 46 contratti (fonte: cgil) e grande precarietà fra i giovani. la riforma vuole rendere più cari i contratti a tempo determinato e più economici quelli di apprendistato, che durerà tre anni, durante i quali i lavoratori non potranno essere licenziati e le imprese pagheranno molte meno tasse

3. ammortizzatori sociali. si chiamerà assicurazione sociale per l’impiego (aspi) il nuovo ammortizzatore sociale che il governo introdurrà per garantire un sussidio di disoccupazione per tutti i lavoratori dipendenti del settore privato e per i dipendenti con contratto a termine del settore pubblico. un sussidio unico, cui si arriverà con una gradualità molto stretta a partire dal 2013 per raggiungere il nuovo regime entro il 2015 e che manda in pensione le indennità di mobilità, gli incentivi di mobilità, la disoccupazione per apprendisti, e tutte le altre forme di indennità introdotte con il lungo regime delle deroghe

il nuovo ammortizzatore si affiancherà al sistema della cassa integrazione, che dovrebbe rimanere così com’è, per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria (per le crisi congiunturali) mentre dovrebbe restringersi per la cassa integrazione straordinaria, cui le imprese accedono per situazioni di crisi strutturale o per affrontare fasi di ristrutturazione o riconversione

alla cigs non saranno più ammesse le richieste per cessazione di attività e, in generale, i criteri di assegnazione diventeranno più rigorosi. in una prospettiva piuttosto breve dovrebbero poi terminare ipre-pensionamenti, cui in molti casi venivano collegati periodi rinnovati di cassa integrazione straordinaria e o di mobilità

tornando all’aspi, essa prevede requisiti piuttosto flessibili di ammissione: per accedere al sostegno si ipotizzano due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio mentre l’assegno sarebbe di circa 1.119 euro (tetto massimo), con un abbattimento del 15 per cento dopo i primi sei mesi e di un ulteriore 15 per cento dopo altri sei mesi. stando a una prima lettura dei sindacati l’aspi sarebbe più conveniente rispetto al sussidio di disoccupazione ma meno conveniente della mobilità, che garantisce fino al 100% della busta nei primi mesi per poi fermarsi all’80%. infine l’aliquota contributiva: sarà dell’1,3% per i contratti a tempo determinato e flessibili cui si aggiungerà un altro 1,4 per cento (per un totale del 2,7%) per i contratti a tempo indeterminato

4. licenziamenti. è la parte più spinosa, dato che il governo vuole permettere a tutte le imprese di licenziare per motivi economici. inizialmente le nuove regole dovrebbero valere solo per i nuovi assunti e poi dovrebbero essere estese a tutti

 

 

articolo visto in corriere.it