Altro che effetto imu. secondo il rapporto sulle locazioni realizzato da centro studi nomisma e dal franchsing immobiliare soloaffitti, i prezzi degli affitti in italia sono scesi in media del 6% in soli sei mesi. come se non bastasse i cali maggiori si registrano nelle grandi città, con napoli che perde il 12,5% e milano l’11,9%. torino si conferma la grande città più economica d’italia

seguono, nella classifica delle discese dei canoni, aosta (-9,1%), venezia (-8,7%), roma e catanzaro (-8,6% ciascuno). tengono palermo (-1,5%) e torino (-0,4%), mentre lievi aumenti si registrano solo a campobasso (+1,6%) e bari (+1,4%)

gli immobili in affitto più costosi risultano ancora una volta quelli di roma (canone medio di 879 euro) e milano (858 euro), seguiti da firenze (650 euro), venezia (613 euro) e trieste (557 euro). per trovare gli alloggi in affitto più economici bisogna spostarsi a catanzaro (371 euro), campobasso (440 euro), perugia e potenza (448 euro ciascuno). torino con 476 euro si conferma la grande città più economica

per il 2013, silvia spronelli, presidente di solo affitti, prevede ”un aumento in generale del numero delle locazioni, una stabilità dei canoni per il residenziale e un ulteriore abbassamento per uffici, negozi e capannoni

di fronte alla crisi del mercato delle compravendite, molti proprietari hanno hanno optato per la locazione come metodo più sicuro di messa a reddito del proprio immobile. l’aumento in positivo derivato dall’introduzione dell’imu ha infatti determinato un aumento dell’offerta e il conseguente calo dei prezzi

anche i canoni di adeguano alla crisi, con una doccia di realismo: è inutile chiedere cifre astronomiche che nessuno può pagare: meglio 50 o 100 euro in meno al mese, ma con la garanzia di inquilini che pagano regolarmente

solo affitti ha calcolato che in italia affittare un immobile nelle grandi aree urbane genera un rendimento superiore a quello dei titoli di stato, sia nel breve sia nel lungo periodo. nel comparto residenziale il ritorno economico sfiora il 5% annuo, a fronte di un btp con scadenza triennale che genera poco meno del 3% e un btp decennale che supera di poco il 4%. il rendimento sale per gli uffici (5%) e ancora di più per i negozi (oltre il 7%), dice il rapporto.

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