BENZINA, MAI COSI’ CARA

Cresce ancora il prezzo della benzina, oggi la verde costa in media 1,750 euro circa al litro. Questo valore raffrontato al resto del continente conferma quanto già emerso lo scorso dicembre con la pubblicazione dei dati del Ministero dello Sviluppo Economico: la benzina italiana purtroppo è la più cara d’Europa.
Dietro di noi al secondo posto Grecia e al terzo Olanda. Un primato inquietante il nostro se consideriamo che appena un anno prima eravamo al sesto posto della graduatoria.

LE CAUSE DEGLI AUMENTI
Sulla situazione italiana pesano negativamente due fondamentali fattori. Il primo riguarda le strutture e la loro efficienza distributiva. In Italia, infatti, sono operative circa 24.000 stazioni di servizio, il doppio rispetto alla Germania. Significa che ciascun benzinaio eroga in media una quantità inferiore di carburante con conseguente riduzione dei rendimenti di scala, che porta ad un inevitabile aumento dei costi.
Il secondo e ancor più negativo fattore è la componente fiscale. Le tasse, le famoseAccise (tasse specifiche sugli idrocarburi) di cui sentiamo spesso parlare, più l’IVA, pesano in Italia per oltre la metà del prezzo finale. Il costo del carburante al netto delle imposte in altri paesi è si superiore, ma hanno dalla loro parte un regime fiscale più favorevole del nostro.

LISTINO UFFICIALE DEI CARBURANTI
Oltre al costo del Greggio c’è un ulteriore fattore, del quale poco si parla, che contribuisce agli aumenti di prezzo di benzina e gasolio: la crescita del cosiddetto indice Platts.
Il Platts è il listino ufficiale dei carburanti già raffinati in consegna entro i tre mesi e all’andamento di esso è legato il costo della materia prima. Tale indice infatti, rappresenta il valore a cui le raffinerie possono vendere una tonnellata di benzina o di gasolio in quel determinato giorno.

PROVVEDIMENTI DI LIBERALIZZAZIONE
In questo periodo si discute per l’introduzione delle pompe multimarca, ovvero distributori in grado di fornire carburanti di diversi produttori. La proposta è ancora in fase di studio poiché il problema principale è che la maggior parte degli impianti su territorio italiano e di proprietà delle compagnie petrolifere e il carburante viene venduto dai gestori in comodato d’uso. Nessuno avrà mai interesse a vendere carburante di un’altra compagnia.

In sostanza la situazione italiana cambierà quando verranno apportate modifiche significative capaci di rivoluzionare il mercato.