Come funziona il canone concordato

da quando non esiste più l’affitto ad equo canone  l’opzione migliore per risparmiare è il canone concordato. si tratta di un contratto locazione a prezzi calmierati che in questi giorni sono oggetto di grande attenzione. finite le vecchie agevolazioni ici (la maggior parte dei comuni prevedevano degli sconti sulle aliquote) i proprietari chiedono un trattamento simile sull’imu. se il governo accetterà l’aliquota imu ridotta,questa forma di contratto vivrà certamente una forte ascesa

come si stabiliscono i canoni concordati. per prima cosa è necessario che si attivino il comune e le associazioni più rappresentative a livello locale dei proprietari e degli inquilini. insieme devono infatti stabilire le modalità di valutazione degli immobili e, per ogni tipologia individuata e per ogni quartiere, definire un canone minimo e uno massimo

il prezzo del canone concordato sarà quindi più basso di quelli di mercato, calcolati nella fascia compresa tra i minimi e i massimi individuati. rispetto ai contratti  liberi ci sono due differenze fondamentali. la prima è che durano meno: tre anni più due di rinnovo automatico alla prima scadenza o altri 3 previa intesa

la seconda sono le agevolazioni fiscali
per i proprietari esistono tre interessanti sconti fiscali, più una allo studio

1. l’imponibile irpef (la parte del canone, cioè, che va dichiarata sul 730 o sull’unico) è del 59,5%, anziché l’85% ordinario

2. l’imposta di registrazione (che proprietario e inquilino devono di norma pagare metà per uno) è dell’1,4% annuo sul valore del canone, anziché del 2%

3. per chi sceglie l’opzione della cedolare secca anziché l’irpef sul 730, l’aliquota unica è ridotta dal 21% al 19%

4. i comuni possono (non sono obbligati: consultate il vostro comune) stabilire aliquote più basse per l’imu o maggiori detrazioni. il governo potrebbe facilitare questo punto portando al 4 per mille l’aliquota imu per queste abitazioni

per gli inquilini a basso reddito, inoltre, sono stabilite detrazioni fiscali sulla dichiarazione dei redditi rispettivamente di 495,80 euro (se il reddito complessivo che non supera  15.493,71 euro), e di euro 247,90 (se il reddito complessivo giunge fino a 30.987,41 euro)

conviene dunque questo contratto? si, sempre e quando la differenza tra il canone concordato e quello libero non sia eccessivo (fino a un 25% conviene). nel centro italia, grazie anche all’attivismo dei comuni, ha avuto sempre grande successo. il 41% di tutti i contratti d’affitto sono infatti di questa tipologia, secondo quanto riferisce soloaffitti

a grosseto sono addirittura il 90% del totale dei contratti d’affitto, a firenze più del 50%, a bologna il 44%, a roma il 32%. a milano invece per il momento non funziona, perché non arrivano neppure al 5%

importante: dal canone concordato sono escluse le locazioni brevi, con durata da 1 a 18 mesi